Morte Cardiaca Improvvisa - ISASD

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La Morte Cardiaca Improvvisa e il Defibrillatore


Morte Cardiaca Improvvisa:

Questa definizione indica quella morte che si verifica in modo quasi istantaneo, senza che vi siano stati precedentemente sintomi di qualsiasi natura o segni premonitori.

Colpisce in Italia ogni anno tra le 50.000 e le 60.000 persone di ogni età ed apparentemente sane, o le cui condizioni fisiche, comunque, non farebbero prevedere la loro morte in quel momento.

La Morte Cardiaca Improvvisa può essere causata da una malattia cardiaca fino a quel momento rimasta sconosciuta.
Naturalmente colpisce anche chi ha già subito una grave patologia cardiovascolare.

La maggior parte delle Morti Improvvise dipende da un’aritmia cardiaca grave, il più delle volte da una fibrillazione ventricolare, spesso preceduta da una tachicardia ventricolare. Alla base vi è pertanto un cattivo funzionamento del sistema elettrico del cuore.

Mentre nell’Infarto Miocardico si ha la morte del muscolo cardiaco causata da un’ostruzione delle coronarie che blocca il regolare afflusso di sangue ossigenato al cuore, nella Morte Cardiaca Improvvisa si ha una sorta di “corto circuito elettrico” del cuore.

In condizioni normali gli impulsi elettrici determinano delle contrazioni ritmiche e regolari del muscolo cardiaco, che gli permettono di pompare il sangue verso tutti gli organi e i tessuti.

Se però il sistema elettrico “va in tilt” si verificano dei ritmi cardiaci anormali che determinano la Tachicardia Ventricolare (TV), con una forte accelerazione del battito cardiaco ed una conseguente riduzione del flusso sanguigno, e la Fibrillazione Ventricolare (FV); in questo caso i segnali elettrici diventano estremamente rapidi e caotici. Il cuore non riesce più a contrarsi ma fibrilla (vibra) perdendo la sua funzione di pompa ed il sangue non arriva più al resto del corpo ed in particolare al cervello che, non essendo più ossigenato, in un brevissimo lasso di tempo può subire danni irreversibili fino alla morte dell’individuo.

In questo caso, se non si interviene immediatamente con un Defibrillatore, erogando al cuore uno shock elettrico che ne ripristini il suo ritmo regolare, la morte sopravviene in pochi minuti.

Oltre il 70% delle vittime di Fibrillazione Ventricolare muore prima di giungere in ospedale.E’ pertanto necessario non confondere l’Arresto Cardiaco con la Morte Cardiaca Improvvisa.

Con l’arresto cardiaco si ha un’improvvisa perdita della funzione del cuore che “può” portare alla morte.Ma se si provvede ad intervenire con manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) corrette e tempestive, e soprattutto se si ha immediatamente a disposizione un Defibrillatore, l’arresto cardiaco può regredire, restituendo così la vita al paziente.
Ogni minuto che passa dall’inizio dell’arresto cardiaco, infatti, fa scendere del 10% circa la probabilità di successo della scarica elettrica data con il Defibrillatore.
Dopo 5 minuti le possibilità di ripresa sono già scese al 50%, dopo 8 minuti al 20%.

Il danno anossico cerebrale inizia dopo circa 4 / 6 minuti di assenza di attività cardio-respiratoria.Dopo 10 minuti le lesioni cerebrali divengono irreversibili.

Se il Defibrillatore non è immediatamente disponibile si possono guadagnare minuti preziosi iniziando prontamente la RCP. La Defibrillazione è perciò una manovra salvavita che deve essere effettuata al più presto.

Poiché i soccorsi sanitari impiegano inevitabilmente del tempo ad arrivare, la Legge N° 120 del 3 aprile 2001 consente anche a soccorritori non sanitari, previo corso di addestramento BLSD, di intervenire.

Ciò grazie ai Defibrillatori Semiautomatici (DAE) che, analizzando automaticamente il ritmo cardiaco e stabilendo la necessità della scarica, rendono la manovra estremamente semplice e alla portata di tutti.

Morte Cardiaca Improvvisa: La soluzione !!


 
 
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